Iperplasia prostatica benigna: oltre i 65 anni ne soffre il 50% degli uomini
Per riprendere la funzionalità urinaria bastano i farmaci. Nei casi gravi il laser risolve l’intervento chirurgico più invasivo
In circa l’80% degli uomini, a partire generalmente dalla quarta decade di vita e per effetto di squilibri ormonali e dell’azione di diversi fattori, si assiste a una fase di crescita della prostata. Tale processo – spiega il professor Francesco Montorsi responsabile del dipartimento di urologia del San Raffaele di Milano – viene definito iperplasia prostatica benigna (IPB), che può ostacolare in varia misura il completo corretto svuotamento della vescica. Si calcola che circa il 50-60% degli uomini oltre i 65 anni soffra di sintomi urinari moderati-gravi legati a tale condizione. Un esame clinico accurato, comprendente anche l’esplorazione rettale, è in grado di orientare il medico sulla diagnosi di IPB e di escludere altre patologie in grado di dare una sintomatologia sovrapponibile. Le opzioni terapeutiche variano dalla vigile attesa, a modifiche dello stile di vita, da trattamenti farmacologici a interventi chirurgici. A fianco dei farmaci, anche fitoterapici, oggi in casi importanti, si interviene con utilizzo del laser. Tra i vari tipi di laser disponibili, quello che garantisce le maggiori probabilità di successo con il minor impatto clinico è il laser ad Holmio, questa tecnica consente di trattare pressoché tutti i tipi di prostata ed è associata a numerosi vantaggi: ridotto sanguinamento, mantenimento del catetere vescicale solo per 24 ore con conseguente ridotta degenza ospedaliera.
