Tuesday, 29 Dec 2020

L’importanza di tenere controllata la tiroide della donna in gravidanza

tiroide

Se soggetti a familiarità fare esami TSH, la carenza di iodio nella madre potrebbe causare ritardi nello sviluppo neurologico del nascituro. La cura migliora anche la depressione post-partum.

“Se la tiroide è energia, come dal titolo della Campagna educazionale della Giornata Mondiale della Tiroide (21-27 Maggio 2018), le malattie della tiroide hanno un importante impatto su tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana”, afferma Vincenzo Toscano, Presidente AME, Associazione Medici Endocrinologi e direttore della UOC Endocrinologia e Malattie Metaboliche dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma. “La malattia della tiroide più frequente è la tiroidite di Hashimoto, infiammazione cronica autoimmune, che può presentarsi a tutte le età. Molto subdola è la forma post-partum che, condizionando l’umore e il benessere della neo-mamma, viene frequentemente scambiata per depressione e non trattata. Il campanello d’allarme della ridotta funzione della tiroide è proprio il facile affaticamento, il tono depresso dell’umore, l’anemia, la caduta dei capelli, tutta una serie di problemi generali che devono portare in considerazione anche la patologia tiroidea per poter fare diagnosi precoci. In gravidanza, possibilmente prima, è inoltre importante la valutazione della funzione tiroidea, ricercata specialmente nelle donne con una predisposizione familiare.  Va ricordato infatti – spiega Toscano – che si rischia di esporre il bambino nelle prime 14-16 settimane, direttamente attraverso la madre, ad una ridotta quantità di iodio, ormone tiroideo fondamentale per lo sviluppo dell’apparato neurologico e del quoziente intellettivo.

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