I cardiopatici e il problema del fumo. Quali soluzioni?
“Vuoi smettere di fumare? Se non riesci, cambia!”
Il parere dei cardiologi al X° Congresso “Nel cuore di Santa”
La maggioranza dei 12 milioni di fumatori italiani ha uno scambio di battute simile con parenti, amici o con il proprio medico. Oggi, oltre un milione e 400 mila sono passati all’e-cig, alla sigaretta elettronica e circa 600 mila fumano il tabacco riscaldato, le sigarette senza combustione.
Il problema della cessazione del fumo nel cardiopatico è un problema primario che permetterebbe di ridurre il rischio del 50%. Il cardiologo deve quindi perseverare spingendo i pazienti a raggiungere questo obiettivo a fianco delle terapie antiaggregante, anticoagulante, agli antiipertensivi, perseguendo l’opzione zero fumo aiutando il paziente con tutti i mezzi certificati siano essi farmaci e psicoterapie.
“Esistono però pazienti diversi – spiega il dr. Piero Clavario, direttore del Centro di Cardiologia riabilitativa ASL3 di Genova – esistono situazioni in cui questo obiettivo non è perseguibile, possiamo quindi pensare di spostare più avanti nel tempo il tentativo di smettere di fumare e cercare quindi di ridurre il rischio.
Per ridurre il rischio è necessariamente doveroso passare ad un sistema che garantisca la somministrazione di nicotina al paziente. Allo stato attuale i sistemi che riscaldano il tabacco e quindi cedono nicotina sufficiente con un tasso molto più basso di sostanze tossiche, possono essere un’opzione utile”.
