Montagna pericolosa per i cardiopatici? No, ma devono stare più attenti i pazienti ipertesi.
Le problematiche in alta quota per soggetti cardiopatici e ipertesi: le difficoltà in caso di ipossia e di ipertensione polmonare.
“La montagna si caratterizza da un lato per una riduzione della disponibilità di ossigeno e dall’altra per le possibili temperature fredde e le condizioni meteo avverse” – precisa il Prof. Piergiuseppe Agostoni – responsabile dell’Unità Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Cardiologia Riabilitativa del Centro Cardiologico Monzino di Milano.
“Le vette rappresentano una prova fisica importante per i pazienti cardiopatici, che spesso ci domandano se per loro è indicato quella tipologia di trasferta in alta quota. Quali sono i pazienti che devono stare allerta? Innanzitutto gli ipertesi e in secondo luogo tutti quei soggetti che hanno un’ossigenazione ridotta, quindi i malati respiratori e i cardiopatici. Bisogna prestare attenzione a una probabile condizione di ipossia (poco ossigeno nel sangue) o di ipertensione (pressione alta sistemica). Il discorso è differente per il trekking su Himalaya o sulle Ande, a quote decisamente diverse; una categoria rara di pazienti che devono avere un’attenzione particolare sono inoltre quei soggetti con ipertensione polmonare a cui la quota è sostanzialmente vietata”.
