Tuesday, 29 Dec 2020

Tumore alla prostata. Cure vecchie e nuove migliorano il controllo della malattia.

Farmaci ormonali di nuova generazione, associati alla terapie consolidate, migliorano il controllo della malattia e l’aumento della sopravvivenza. Ottimi risultati anche con trattamenti locali in presenza di poche metastasi.

 

Molte novità nella terapia del carcinoma della prostata avanzato. Lo spiega Orazio Caffo, direttore UO Oncologia Medica, Ospedale S. Chiara, Trento. “Nel caso di tumori con poche metastasi nuovi dati dimostrano che trattamenti locali (quali chirurgia o radioterapia) possono migliorare il controllo della patologia o anche aumentare la sopravvivenza” afferma. “Quando la malattia presenta aumento del PSA pur in assenza di metastasi, farmaci ormonali di nuova generazione, in associazione alla terapia standard di deprivazione androgenica, hanno dimostrato di ritardare la comparsa delle metastasi”.

Circa le neoplasie che si presentano da subito con metastasi, in pazienti senza alcun pregresso trattamento ormonale: “anche qui farmaci ormonali di nuova generazione associati a quelli di vecchia generazione hanno migliorato il controllo di malattia e allungato la sopravvivenza” dichiara Caffo. Infine, riguardo ai pazienti che con maggiore frequenza si presentano agli specialisti – ovvero quelli con metastasi e che non rispondono più alla terapia ormonale – si ricorre a farmaci di uso consolidato ma occorre migliorarne la sequenza di somministrazione, specifica l’oncologo. Il punto fondamentale – conclude Caffo – sta nell’usare il farmaco giusto nel paziente giusto e nello scegliere la strategia d’intervento in modo condiviso con l’assistito in quanto ognuna di esse presenta vantaggi ma anche effetti collaterali.

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