La chirurgia cardiaca del futuro? Veloce e mininvasiva
Un taglio di piccole dimensioni per rispettare la psicologia e l’estetica del paziente. Un’evoluzione importante, quella della chirurgia mininvasiva, se si pensa che solamente quattro giorni dopo l’intervento, il paziente può cominciare la sua riabilitazione e riprendere una vita normale.
La chirurgia cardiaca negli ultimi anni si è notevolmente evoluta al punto che oggi, nei centri d’eccellenza, vengono eseguiti parecchi interventi utilizzando la tecnica mininvasiva. Viene di fatto realizzato un taglio di piccole dimensioni, non solo per ottenere un ottimo risultato dal punto di vista estetico e psicologico per creare un minor trauma ma soprattutto una ripresa repentina, della quotidianità del paziente.
“Se tutto questo è importante per i pazienti giovani, lo è ancora di più per gli ultrasessantenni” – precisa il prof. Pierluigi Stefàno, Direttore della SOD di Cardiochirurgia dell’ Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e Professore associato di Cardiochirurgia dell’ Università di Firenze – “siamo consapevoli del fatto che la popolazione anziana stia crescendo in maniera significativa (stimata a 2 miliardi e mezzo nel 2050), di conseguenza sappiamo di dover investire il più possibile su questo intervento”.
“Una chirurgia” – continua il professore – “che riserviamo a tutti i pazienti che hanno diverse valvole ammalate contemporaneamente, oltre a tutti quelli affetti da fibrillazione atriale. In un unico intervento abbiamo infatti l’opportunità di eseguire una sostituzione della valvola aortica, di riparare la valvola mitrale, quella tricuspide e di poter trattare la fibrillazione atriale. Si tratta di un’evoluzione estremamente importante se si pensa che solamente quattro giorni dopo l’intervento, il paziente può essere dimesso dall’ospedale per sostenere un breve ciclo di riabilitazione, e successivamente riprendere una vita normale”.
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