Le patologie delle valvole cardiache: impariamo a riconoscerle in tempo
Molti pazienti affetti da una malattia valvolare, sono all’oscuro della propria patologia. La stenosi valvolare aortica, malattia estremamente diffusa nell’anziano, viene confusa con altri tipi di malattie a causa degli stessi sintomi. Effettuare un’ ecografia transtoracica, cancellerà ogni dubbio.
Le valvole cardiache possono mostrare fin dalla nascita, vizi congeniti e anomalie: rischiano di provocare una cardiopatia infantile o al contrario, non dare affatto problemi, fino all’età adulta o avanzata. Ed è proprio questo il motivo per cui, il 95% degli anziani trascura il problema, nonostante l’indubbia gravità. Anche alcune infiammazioni di origine reumatica o batterica, possono alterare le valvole cardiache, soggette a ‘fenomeni di usura’ con il passare degli anni.
Gran parte dei pazienti affetti da malattia valvolare è all’oscuro della propria condizione, poiché il medico ha perso la consuetudine di auscultare il torace, durante la visita. “In particolar modo”, specifica il prof. Sergio Berti – Direttore Unità Cardiologia Complessa ed Interventistica Fondazione CNR – Regione Toscana di Massa e di Pisa, “la stenòsi valvolare aortica, classica malattia dell’anziano, può essere confusa con altre tipi di patologie a causa dei medesimi sintomi come l’affanno, la sincope e al dolore oppressivo sul petto, che generalmente si verifica quando viene fatto uno sforzo.
La maniera giusta per diagnosticare questo tipo di malattia subdola è un’ecografia transtoracica, una metodica che richiede quindici minuti e in cui vengono utilizzati gli ultrasuoni, per visualizzare l’interno del cuore. Grazie a questa procedura si riesce a ottenere con precisione una diagnosi della gravità della malattia, e a indicare al paziente l’eventuale necessità di rivolgersi a un cardiochirurgo, per fare un intervento mininvasivo (denominato trans catetere). Nel caso infatti in cui una valvola cardiaca risulti fortemente danneggiata, al punto da rendere complicata la quotidianità al paziente, si rende infatti necessaria l’operazione di chirurgia”.
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