Tuesday, 29 Dec 2020

Depressione o demoralizzazione? I sintomi da Covid-19 sono da riconoscere prima che sia troppo tardi.

depressione

Il Covid-19 creerà nei prossimi mesi un generale impoverimento sociale e disoccupazione. Ansia e depressione, soprattutto nella donna, vanno seguite e curate con attenzione.

La depressione è riconosciuta dall’O.M.S. – Organizzazione Mondiale della Sanità – come la prima causa di disabilità a livello globale, complici anche l’invecchiamento della popolazione e uno stile di vita che necessita di frequenti e rapidi adattamenti, a discapito del mantenimento dei ritmi fisiologici. La depressione è l’oggetto della campagna “Uscire dall’ ombra della depressione” promossa da ONDA – “Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere”. “Sono oltre 3.000.000 le persone che in Italia ne soffrono” – spiega il prof. Claudio Mencacci – Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano. “La depressione non va confusa con la ‘demoralizzazione’. Si tratta di una condizione con sintomi gravi e duraturi nel tempo, che inficiano fortemente qualità e quantità di vita delle persone”.

Le donne sono particolarmente esposte, con un rapporto di 2-1 rispetto all’uomo, direttamente e come caregiver (chi si occupa dei pazienti familiari). La depressione maggiore in genere si manifesta tra la seconda e la terza decade di vita con un picco nella decade successiva, dunque nel periodo più florido e produttivo della vita, con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, socio-relazionale e professionale. Risulta quindi importante fare rete e impegnarsi anche con le Istituzioni, per ridurre gli stereotipi stigmatizzanti verso questa malattia che impatta pesantemente sulla qualità e sulla durata della vita di chi ne soffre e comporta un enorme drenaggio di risorse socio-economiche.

La depressione, durante la pandemia da Covid-19, ha colpito in particolare tre cluster di persone più sensibili: le donne, i giovani dai 16 ai 24 anni e gli anziani. Ma dobbiamo stare attenti ed offrire assistenza, soprattutto in prospettiva dell’aumento della disoccupazione e dell’impoverimento che le classi sociali più deboli subiranno nei prossimi mesi.

Guarda anche:

disturbi del sonno

onda osservatorio 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *